A PRANZO CON CHINUA ACHEBE


Se la maggioranza di noi valutasse il cibo, il sorriso e la musica sopra l’oro accumulato, il mondo sarebbe molto piu’ felice. (J.R.R. Tolkien).


Non chiedere cosa puoi fare per il tuo paese. Chiedi cosa c’e’ per pranzo. (Orson Welles).


Oggi parleremo in particolare, di un tipo di verdura africana: l’okra. Le componenti nutrizionali sono molte: e’ una eccellente fonte di vitamina C, A e B, ferro e calcio. Ha poche calorie, per cui e’ un alimento valido per una dieta basata sulle fibre ed e’ priva di grassi. E’ una verdura viscida e appiccicosa, soprattutto quando viene tagliuzzata. Proprio la sua viscosita’ e’ utilizzata in cucina per essere cucinata in umido e nelle zuppe, anche se e’ possible utilizzarla anche come insalata. L’okra piu’ matura e’ utilizzata anhe per realizzare corde e carta! Si conserva nel ripiano meno freddo del frigorifero e una volta lavata va tagliata e cucinata il piu’ presto possibile. In America questo tipo di verdura e’ conosciuto anche con il nome di “dita della ragazza” per via della sua forma.

Una volta cucinato diverse volte in una settimana, pero’, non ero soddisfatta. Volevo saperne di piu’, volevo delle storie di vita. E cosi mi sono messa a cercarne.

Come afferma Portis, “raccogliere storie significa occuparsi di memoria e cogliere i tratti identitari più rilevanti di una comunità territoriale, senza rinunciare ad offrire una visione d’insieme della pluralità nelle sue varie dimensioni”. Attraverso le storie legate all’atto del mangiare, alla sua preparazione, ai modi in cui viene consumato il cibo, ai prodotti usati per festeggiare qualcosa o per rimettersi in forma si racconta cio’ che siamo, i nostri cambiamenti e a quale cultura apparteniamo perche’, come dice Alessandra Guidoni, assumendo il cibo assimiliamo il mondo (Guidoni, 2009:20).

Tra qualche mese dovremo iniziare lo svezzamento di Chikaima Maitea e sto cercando informazioni, chiedendo consigli a chi e’ gia’ mamma, parlando con dottori e puericultrici. Vorrei che mia figlia avesse un rapporto sereno ed equilibrato con il cibo. Chikaima Maitea riconoscera’ da un profumo il piatto tipico del paese di mamma e di papa’, amando entrambi in egual misura. Amando entrambi anche se diversi.

Quando arrivai per la seconda volta a Glasgow e non sapevo ancora bene dove avrei trovato lavoro, proposi a un paio di ristoranti italiani di scrivere nel loro menu’ non solo gli ingredienti del piatto ma anche la storia di esso, com’e’ nato, o una poesia legata ad esso. Nessuno mi ascolto’, non era cio’ che il pubblico voleva. Io pero’ penso che la poesia o la letteratura non vadano necessariamente erogate a richiesta: una persona trova spesso per caso il suo romanzo preferito, la poesia del suo cuore. Ci si inciampa, sulla letteratura.

Chinua Achebe a scuola era bravo, molto bravo, talmente tanto che vinse una borsa di studio per studiare medicina all’universita’. Lui pero’ decise di cambiare, era piu’ interessato alla letteratura inglese, alle religioni del mondo e alle tradizioni dell’Africa. Achebe lavoro’ cosi per i servizi di telecomunicazioni nigeriane (NBS), trasferendosi cosi a Lagos.

Chiudi gli occhi e immagina, Chikaima Maitea, di essere a tavola con Chinua Achebe. L’autore che ci ha accompagnato ancora prima che tu nascessi e in questi cinque mesi, ventiquattro ore su ventiquattro con la tua mamma. Uno sforzo di immaginazione e Chinua e’ seduto a tavola con noi,mentre mangiamo i noodles preparati da papa’. La prima cosa che gli chiediamo e’ come mai ha scritto tutti i libri in lingua inglese, se voleva raccontare la prospettiva africana, in particolare quella Igbo. Chinua ti citerebbe il suo saggio dal titolo “Lo scrittore africano e la lingua inglese” in cui ha spiegato il modo in cui il colonialismo ha messo a disposizione del popolo indigeno diversi scenari linguistici per parlare tra di essi. Scrivere in inglese ha permesso ai liberi di Chinua Achebe di venire conosciuti nei luoghi protagonisti. Ovviamente, scrivere in inglese ha portato con se’ notevoli ostacoli, davanti ai quali si puo’ reagire in due modi: uno scrittore puo’ provare a contenere tutto cio’ che vuole dire entro i termini della lingua inglese convenzionale oppure puo’ provare a estendere i confini per dare spazio alle sue idée. Per estendere i confine della lingua bisogna essere in pieno possesso di un’abilita’ di scrittura in lingua inglese. Il poeta e novellista Gabriel Okara paragona il processo di espansione del linguaggio all’evoluzione della musica jazz negli Stati Uniti. Il lavoro preparatorio realizzato nei romanzi di Chinua Achebe per questo processo trasforma il linguaggio in uno stile chiaramente africano, mediante l’alterazione della sintassi, i costumi e i dialetti.

Uno dei temi peculiari della narrativa di Chinua Achebe e’ la descrizione della cultura Igbo. In particolare, Chinua Achebe cerca di spiegare la relazione tra Africa e Europa, tra mondo africano e colonialismo e lo scontro che avviene continuamente all’interno dell’essere umano coinvolto. E’ anche uno scontro generazionale, ovviamente. Attraverso le parole di Chinua Achebe, mia adorata Chikaima Maitea, capirai che il mondo e’ costruito da diverse storie, non solo da una. Non e’ possibile dire che il Vecchio vince sul Nuovo, ne’ viceversa. Nessuna verita’ unica soddisfa pienamente Achebe e questo trova fondamento soprattutto nella visione Igbo del mondo. Nel libro del 1987, l’anno di nascita della tua mamma, Chinua Achebe spiega questo concetto con le seguenti parole: “qualunque cosa tu sia non e’ mai abbastanza; devi trovare il modo di accettare qualsiasi cosa, anche la piu’ piccola, da coloro che ti circondano per costruire te stesso e per salvarti dal peccato mortale della virtu’ e dell’estremismo.“ Nel 1996 Achebe dichiaro’ in un’intervista che la cortesia e’ spesso contaminata dall’egoismo.

Grazie a internet abbiamo trovato un video di nove anni fa di una scrittrice contemporanea Igbo, Chimamanda Ngozi Adichie. Io e Chikaima Maitea abbiamo visto tutti i video con lei protagonista e ascoltato con attenzione le sue parole. Diverse volte abbiamo anche condiviso questi video sui social network. In uno di questi video, Chimamanda Ngozi Adichie spiega di fare attenzione a chi racconta una sola storia. A chi si documenta ascoltando una sola voce. Le singole storie enfatizzano quanto siamo diversi anziche’ sottolineare le analogie. [1]

Immagina, Chikaima Maitea, se dovessimo definire gli abitanti dei paesi europei a partire da un’unica storia: gli Scozzesi come Dr. Jeckyll e mr. Hyde. Gli Italiani come Zeno Cosini. I francesi Miserabili. Gli spagnoli come Don Chisciotte che combatte contro mulini a vento.

CHINUA ACHEBE scrisse in Le cose crollano: Non esiste una storia che non sia vera, (...) Il mondo non ha fine, e cosa e’ buono in un popolo e’ vero abominio in un altro[2]. Analogamente nel romanzo successivo La Freccia di Dio: Il mondo e’ come una festa in maschera. Se vuoi vederlo bene, non puoi stare fermo in un solo posto.[3]

Una delle prime citazioni che ho letto attribuita a Chinua Achebe fu la seguente: “If you don't like someone's story, write your own.” Questa frase mi risuona spesso nella mente, mia cara Chikaima Maitea. Non riesco piu’ a risalire al momento esatto in cui l’ha pronunciata, ma e’ la frase che mi sprona a continuare a leggere i suoi lavori. Attraverso questa frase, Chinua Achebe sta diventando un amico speciale con cui condividere i pasti, attraverso cui riesco a conoscere qualcosa del passato del tuo papa’ e ad innamorarmene ogni giorno un po’ piu’ di ieri. La storia d’amore tra me e il tuo papa’ passa attraverso di te e attraverso le storie della Nigeria raccontate da Chinua Achebe.

Non so come andranno le nostre vite, ma so che abbiamo una storia da raccontare al mondo, una storia che ha da qualche anno un titolo, STOWAWAY MEETINGS, ma che per il momento e’ in attesa perche’ sta accumulando testimonianze, documenti, prove. Io e te siamo sedute davanti a lui con la forchetta sospesa a mezz’aria davanti alle nostre bocche, ascoltando con attenzione ogni parola e ogni pausa. Troveremo il coraggio di metterci a scrivere la nostra storia?


“E’ difficile dirti come mi immagino nei prossimi anni, perché io vivo tra diversi mondi, è difficile da spiegare, da far capire; vivi con la domanda dov’è casa mia, ma col passare del tempo la domanda stessa dimora dentro di te e tu dimori nella domanda, perché non c’è risposta” (Akram Safadi).






[1] https://www.ted.com/talks/chimamanda_adichie_the_danger_of_a_single_story?language=it#t-582980


[2] “There is no story that is not true, [...] The world has no end, and what is good among one people is an abomination with others


[3] “The world is like a Mask dancing. If you want to see it well, you do not stand in one place.”

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