IL WULVER - SECONDA PARTE -

Fu poi il turno di Jarita che si arrampico' dietro suo fratello maggiore e si allontanarono verso la scuola del villaggio lungo una pista che si affacciava sulle rupi. Avvenne un mattino che il vento tirava forte, piu' forte del solito nelle Isole Shetlands, e l'acqua si muoveva in modo turbolento e bollente attorno alle rupi. Jarita guardo' meglio verso l'orizzonte. "Spero che Papa' non sia rimasto intrappolato nella tempesta in mare."
"Nostro padre sa prevedere il meteo," disse Jarl. "Ha passato la sua vita in mare e conosce ogni anfratto." Quando Jarita e Jarl raggiunsero il villaggio, legarono il loro pony con una lunga corda e la lasciarono pascolare sul campo dietro all'edificio scolastico.
Durante la lezione e il pranzo il vento tirava arrabbiato, strattonando i comignoli e sbatacchiando le finestre, ma l'edificio della scuola era solido e rimase in piedi contro la tempesta.
Dopo scuola montarono sul loro cavallo per prendere la strada di casa. Jarita abbraccio' il fratello forte durante il tragitto lungo la pista che dava sulle rupi. "Il vento sta diventando aggressivo," disse, nascondendo il volto nella giacca. "Spero che Papa' abbia dirottato la barca verso casa."
"Nostro padre e' un eccellente marinaio," Jarl la rassicuro'. "L'oceano e; cosi grande e la barca cosi piccola. Ho paura che potrebbe rivoltarsi e perdersi per sempre." "Nostro padre troverebbe una baia protetta dove rimanere per tutto il tempo del maltempo." Jarita getto' lo sguardo ai bianchi e schiumosi cavalloni che si stavano infrangendo sulla spiaggia. Prese il braccio di suo fratello. "Che cos'e'?!" urlo' in allarme. "Dove?" Jarl tiro' le redini per fermarsi. Jarita punto' verso qualcosa che si stava dimenando nell'acqua. "E' una foca," Jarl rise, "sta facendo surf sulle onde come piace fare a loro." "No!" Jarita scese da cavallo e si diresse verso il bordo dell'altura. "Non e' una foca."
Anche Jarl scese da cavallo e segui' la sorella. Si distesero e scrutarono oltre le rupi. "Infatti non e' una foca," diede ragione alla sorella. Guardo' la creatura per un momento ancora e poi disse sottovoce, "Ma non e' nemmeno un essere umano." Sopra lo screpitio del vento poterono sentire le grida pietose della creatura: suoni a meta' tra un grido di aiuto e un urlo. "Qualunque cosa sia dobbiamo salvarlo," dichiaro' Jarita. "Prendiamo la strada qua vicino che porta alla spiaggia."
"Allentero' la corda che uso per legare Sheltie e lo portero' con noi," Jarl chiese alla sorella di seguirlo e lei inizio' a a inerpicarsi sotto la strada della rupe. "Stai attenta!"
Quando Jarita raggiunse i piedi della rupe, la tormenta era al pieno delle sue forze e il cielo era pieno di nuvoloni neri che portavano pioggia. Sebbene non poteva vedere molto chiaramente, realizzo' che la creatura era in un terribile guaio. Il mare si stava ingrossando sbattendolo avanti e indietro e la povera creatura era cosi debole che non riusciva a balzare fuori dall'acqua. "Allunghi la mano!" Jarita urlo'. "Provero' a tirarla fuori da li!"
Ma quando la creatura fece quello che le aveva chiesto, Jarita non vide una mano alla fine del braccio. Era una grande e pelosa zampa. Gli occhi di Jarita si spalancarno dallo stupore. Fece cenno freneticamente al fratello di lanciare verso di lei la corda. Poi si radunarono in piedi vedendo che la strana creatura aveva anche una grande testa pelosa. "E' un lupo!" esclamo' Jarita. "Dobbiamo fare in modo che affoghi," disse Jarl. "Non ci sono lupi nelle Isole Shetland e non vogliamo che ci siano."
"Sembra una cosa crudele da fare, pero'." Jarita sussurro'. "Un lupo uccidera' le pecore e il bestiame, e anche i bambini se ne ha la possibilita'." La creatura fisso' i due bambini con occhi supplichevoli. "Aiuto!" Urlo', "Per favore, aiutatemi!"
I bambini si lanciarono uno sguardo reciproco. Senza dire niente, Jarl lancio' la corda nell'acqua. La creatura prese la corda e Jarl e Jarita la tirarono sulla spiaggia di ciottoli, dove si distese con un gemito.
La creatura aveva il corpo di un uomo ma la testa e le zampe di un lupo, ed era la cosa piu' strana che i bambini avessero mai visto in vita loro. "Non possiamo avvicinarsi troppo," Jarn avviso' la sorella. Ma, vestito con una maglietta e pantaloni lacerati, il suo pelo inzaccherato e con il sangue grondante da una ferita alla testa, non sembrava affatto pericoloso. Jarita si inginocchio'. Tiro' fuori dalla tasca il suo fazzoletto per pulire la ferita dal sangue. La creatura frigno' non appena lei sfioro' la ferita. "Su, su," canticchio', come la madre faceva con lei quando cadeva a terra e si sbucciava un gomito o un ginocchio. Ritornera' luminoso e buono in un battibaleno!" Lo aiutarono a sedersi, e Jarl si tolse la giacca e la mise attorno alle spalle della creatura.

TO BE CONTINUED
ILLUSTRAZIONE DI FIAMMETTA GILODI



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