LA PICCOLA GENTE DELLA ROCCIA A PRECIPIZIO DI MERLINO - SECONDA PARTE -



Un giorno, quando Dougal ebbre preso tutta la torba dalla palude dove stava lavorando, decise di fsare una piccola pausa. Era ora di cena, cosi mangio' il cibo che si era portato da casa. Quando fini il suo pasto si stiro' i muscoli per allentare la tensione su schiena e braccia. In quel momento il padrone, che stava cavalcando sul suo cavallo da quelle parti, lo vide. Questo padrone era un bullo chiacchierone che di rado ascoltava cosa avevano da dire gli altri. Oho! penso'. Li' c'e' un uomo che si riposa invece di lavorare. Andro' a farci due chiacchiere.
"Hey tu!" il padrone urlo' a Dougal. "Non ti pago per poltrire!" "Sto lavorando duramente," rispose Dougal. "Mi sono solo preso una pausa per bere un bicchiere d'acqua e mangiare qualcosa." "Continua a lavorare, pigrone!" il padrone urlo' di rimando. "Ho tagliato la torba dalla palude cosi mi muovero' in un'altr,"disse Dougal, e prese di nuovo le sue vanghe.
"Vengo con te!" il padrone urlo' ancora piu' forte. Il padrone indico' con il dito la roccia a precipizio che si affacciava sulla palude. "Perche' non hai tagliato la torba da li?" "Quella e' la roccia a precipizio di Merlino," disse Dougal, "ed e' famosa come il luogo della Piccola Gente. Non e' saggio disturbarli sul loro territorio." "Non ha senso!" il padrone urlo' con tutte le sue forze. "Ti ordino di estrarre la torba dalla cima di questa collina." "La prego di riconsiderare tale ordine,"Dougal protesto'. Ma il padrone non volle prestare attenzione alle sue richieste. "Frai quello che ho detto," ordino', "altrimenti non ti paghero' lo stipendio. Sarai obbligato a lasciare la tua casa e diventare un vagabondo, senza soldi per nutrire e vestire tua moglie e i tuoi bambini." "La Piccola Gente ha vissuto li dai tempi dello stregone Merlino, e prima ancora," disse Dougal. "Ora vivo io qui," schiocco' le dita il padrone. "Posseggo questa terra e faro' tutto cio' che voglio." "Niente di buono verra' da questo," Dougal mormoro a se stesso mentre, riluttante, si arrampicava sulla collina della roccia a precipizio di Merlino. Il sole stava iniziando a tramontare quando Dougal alzo' la sua vanga e sferro' il suo primo colpo sulla brugosa cima della roccia a precipizio di Merlino. Un improvviso lamento si propago' nell'aria. Dougal fece una pausa e si guardo' attorno. Delle ombre si stavano diffondendo nella brughiera, ma non riusciva a vedere nessuno. Ritorno' al suo compito e con facilita' la sua lunga vanga sollevo' una grande zolla di manto erboso. Un urlo tagliente vago' nell'aria. Di nuovo, Dougal fece una pausa e si guardo' attorno. Si gratto' la testa con perplessita'. Nella radura non c'era segno di creatura umana. Dougal ritorno' al suo compito e tiro' il manto erboso sciogliendolo.
Un improvviso urlo unito a un grido tagliente risuono' nell'aria. Dougal salto' per la sorpresa di vedere un elfetto sul manico della sua vanga, non piu'grande di una fetta di torba. Aveva addosso un mantello verde brillante su pantaloni rosso acceso, e aveva un cappello a punta in testa. "Stop!" strillo' a Dougal. "Qualsiasi cosa tu stia facendo, fermati immediatamente!" "Sto tagliando la torba come mi e' stato detto," disse Dougal. "Stai tirando via il tetto della mia casa," disse l'elfetto. "Senza il tetto entrera' dentro la pioggia, e la grandine, e la neve, e l'inverno selvaggio soffiera' via me e tutte le mie cose e i miei piatti dappertutto." Dougal si inginocchio' per parlare con la piccola creatura. "Mi dispiace molto," Non intendevo fare tutto cio'." "Sono contento di sentire cio'," disse l'elfetto. "Vai via non tornare piu' a darmi fastidio." "Non posso farlo. E Dougal, che era un'anima gentile, inizio' a piangere per la piccola creatura. "Devo continuare a lavorare qui," singhiozzo'. "Se non taglio questa torba il mio padrone non mi paghera'. Senza soldi saro' costretto a lasciare la mia casa e diventare un vagabondo, senza soldi per nutrire e vestire mia moglie e i miei bambini." "Sono sicuro che se spieghi la situazioneal tuo padrone lui capira'," disse il piccolo elfetto a Dougal. "Nessun uomo con un senso di decenza distruggerebbe la casa di un altro essere umano." Dougal dubitava che il suo padrone possedesse quel minimo senso di decenza che gli assegnava invece l'elfetto. Il padrone non ha mai dimostrato di essere un brav'uomo ne' una persona generosa. Ma Dougal acconsenti ad andare a parlare con il suo padrone che il suo lavoro stava togliendo il tetto all'elfetto. Quando Doual arrivo' alla casa del padrone questa era illuminatta dalla luce di molte lanterne. Il padrone si stava divertendo e stava spaparanzato fuori un sontuoso banchetto, con un'abbondanza di cibo e bevande sul tavolo ce Dougal e la sua famiglia mangiavano in un anno e un giorno. "Non ho mai sentito una storia piu' ridicola!" il padrone sbeffeggio' Dougal quando gli racconto' tutto. "Tu sei un pigrone buono a nulla, che sta provando a evitare il suo dovere." "No," disse Dougal, "Ma sono contro togliere la casa a una creatura vivente. E sono anche impaurito da quello che potrebbe accadere se distubassimo la Piccola Gente." "Beh, io non ho paura di niente," il padrone si vanto. "Andro' direttamente dove stavi lavorando, e se dovessi incontrare qualcuno di questa Piccola Gente, potrai avere la roccia a precipizio di merlino per te stesso." I suoi ospiti risero fragorosamente eocis, per intrattenerli maggiormente, aggiunse, "Aggiungo che se un elfetto mi appare davanti e si mette a parlare dichiaro che il mio tagliatore di corba, Dougal, avra' tutti i terreni che posseggo e la mia casa." Testimoniato da tutti i presenti, il padrone mise per iscritto quanto detto e firmo' il foglio di fronte alla finestra della sua casa. Successivamente tutta la comitiva alla festa, tenendole lanterne in alto, marcio' lungo la strada della roccia a precipizio di Merlino. Gli amici del padrone lo guardarono mentre saliva la roccia e, con due mani, afferrava una zolla e la spostava. Un improvviso urlo si propago' nell'aria. Il padrone continuo' a tirare via il tappeto erboso. Un urlo affilato risuono' nell'aria. Il padrone continuo' a lavorare il terreno.
Un improvviso urlo e un urlo affilato si progararono nell'aria. Un elfetto, non piu' grande di un pezzo di torba, apparve. Era vestito con un mantello verde brillante e pantaloni di un rosso acceso, e aveva un cappello a punta in testa. "Stop!" strillo al padrone. "Qualsiasi cosa tu stia facendo, fermati immediatamente!" "Non mi fermero'," rispose il padrone, "perche' sono il proprietario di questo terreno e posso prendere la torba dalla mia palude." "Tu stai tirando via il tetto di casa mia," disse l'elfetto. "Senza tetto la pioggia, la grandine e la neve entreranno nella mia casa, e con il duro inverno tutte le mie cose e i miei piatti si disperdaranno dappertutto." Il padrone si inginocchio' per parlare alla piccola creatura. "Non son dispiaciuto neanche un po'," urlo', "Non me ne frega un cazzo se tiro via il tetto di casa tua, se la pioggia, la grandine, la neve ti entreranno in casa e con l'inverno pungente che abbiamo tutte le tue cose e i tuoi piatti si disperderanno." Il padrone parlava come parlano oggigiorno tanti ragazzini, senza arte ne' parte, che sfruttano brave persone per acquisire nuovi clienti per le societa' di luce e gas, grazie alla mega truffa del mercato libero. Ascoltando queste parole, l'elfetto batte' un piede sul terreno. Ci fu un fragore di tuono e un lampo di luce. Una porta magica tra le rocce si apri' andando a sbattere e usci' una moltitudine di Piccola Gente. Questi balzarono sul padrone, si inerpicarono sulle sue braccia e gambe, pizzicando e mordicchiando tutto quello che poterono. "Oh, no! Oh, no!" Il padrone saltava da un piede all'altro. "No! No! No!"cercava di colpirli con destrezza, ma loro raggiungevano le spalle e la faccia per grattargli le orecchie e il naso e gli strappavano i capelli. Il padrone cadde a terra e la Piccola Gente lo fece rotolare attraverso la porta magica, e lo chiuse dietro di loro. Dentro la roccia a precipizio di Merlino la Piccola Gente assicurarono il padrone a un palo con una corda attorno ai polsi. Sebbene la corda fosse di ragnatela non riusciva a romperla, non importa quanti sforzi facesse. La Piccola Gente diede da mangiare al padrone e gli offri il loro brugo fermentato da bere. Dopo lo pungolarono con bastoni per farlo danzare e schernirlo. Il padrone bevve e danzo' fino a quando fu sfinito, dopo di che si sdraio' per dormire. Quando si sveglio', imploro' di venir liberato, ma l'elfetto con il mantello verde brillante e i pantaloni rosso acceso e il cappello a punta disse, "Non e' ancora tempo per te di lasciarci." Di nuovo il padrone, fu obbligato a bere, danzare fino allo sfinimento. A forza di contare con le dita di mani e piedi, il padrone era consapevole che erano passati venti giorni e venti notti. Quando si risveglio' il ventesimo giorno e imploro' per la ventesima volta di essere liberato, l'elfetto disse, "E' arrivato per te il tempo di lasciarci, in quanto il manto erboso che hai rimosso e' ricresciuto." Dicendo queste parole l'elfetto colpi' il terreno con il piede. Ci fu un fragore di tuono e una luce abbagliante e la porta magica si apri'. Piu' veloce della luce, il padrone corse via e la porta si richiuse dietro di lui. Il padrone corse e corse e corse fino alla sua casa. C'erano bambini che giocavano felici in giardino e un uomo anziano seduto alla porta. Il padrone chiese all'anziano, "Chi sei tu?" L'anziano rispose, "Sono il padrone di casa." "Non puo' essere," disse il padrone, "perche' sono io il padrone di questa casa. Venti giorni fa andai alla roccia di Merlino per provare al tagliatore di torba, Dougal, che non esisteva nessuna Piccola Gente." "Venti giorni fa!" arrivo' la risposta. "Questo accadde venti ANNI fa!" "Oh no!" disse il padrone. "Un inganno mi fu teso e mi imprigionarono in una caverna nascosta. Ma contai sulle dita di mani e piedi venti giorni." "Vent'anni son passati da quando sei andato sula roccia a precipizio di Merlino e hai disturbato la Piccola Gente," disse l'anziano. "Lo so perche' sono io Dougal, il tagliatore di torba, e questi son i miei nipoti che giocano felici in giardino." "Non puo' essere," disse il padrone, "perche' non mi sembra di essere invecchiato." "Hai vissuto con la Piccola Gente," Dougal gli disse, "mentre io e la mia famiglia abbiamo vissutoin questa casa. Tu firmast un foglio in cui mi cedesti la proprieta' della terra e della casa se avessi incontrato la Piccola Gente, cosi ora posseggo io tutto questo." Il padrone guardo' cosa aveva firmato. Era ingiallito e spiegazzato dagli anni passati. Guardo' di nuovo il vecchio ed effettivamente era proprio Dougal. "Cosa faccio ora?" si lamento'. "Senza casa e senza terra, saro' costretto a diventare un vagabondo senza soldi per nutrirmi e vestirmi." "Ti permettero' di dimorare nella mia capanna al confine della brughiera," disse Dougal, "E lavorarerai nelle paludi muschiose. Ma solo a una condizione." "E quale sarebbe?" chiese il padrone. "Dovrai promettermi," disse Dougal, "che non taglierai mai la torba sulla cima della rupe a precipizio di Merlino."





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