LA STORIA DI ASSIPATTLE

In un’era molto lontana, nel nord della Scozia, viveva un contadino benestante con sette figli maschi. Il piu’ giovane di loro portava un nome davvero curioso: Assipattle, che significa “colui che era servile tra le ceneri”.

Forse Assipattle meritava il suo nome, in quanto era un ragazzo pigro. Non faceva alcun lavoro nella fattoria come i suoi fratelli, ma preferiva piuttosto uscire di casa con vestiti stracciati e capelli arruffati, e la testa piena di storie fantastiche di troll e giganti, elfi e goblin. Quando il sole era molto forte nei lunghi pomeriggi estivi, le api ronzavano pigramente e persino gli insetti piu’ piccolo sembravano quasi addormentati, il ragazzo si accontentava di buttarsi su un cumulo di cenere, lasciando che questa si cospargesse sulle sue mani (come se stesse giocando con la sabbia in spiaggia), crogiolandosi al calore del sole e raccontandosi storie. I suoi fratelli che lavoravano alacremente nei campi, lo canzonavano, ridendo, e affermando quanto il nome gli calzasse a pennello, e quanto fosse poco utile al mondo. Quando tornavano a casa da lavoro, lo strattonavano prendendolo in giro. E sua madre gli faceva pulire il pavimento, lo mandava a prendere l’acqua alla sorgente, lo mandava a cogliere la torba, insomma, gli faceva fare tutti quei lavori che nessun altro voleva fare. Un giorno un fantino arrivo’ cavalcando oltre la fattoria in gran fretta, portando le piu’terribili notizie. La sera prima alcuni pescatori avevano intravisto il mostro Stoorworm, il quale, come tutti sanno, era il piu’ imponente e il piu’ grande di tutti i serpenti marini. I pescatori avevano visto che il terribile mostro aveva girato la testa verso la terraferma. Inoltre avevano visto anche che aveva aperto la bocca e sbadigliato in modo orribile, come se volesse mostrare che era affamato e che, se non fosse stato nutrito, avrebbe ucciso qualsiasi essere vivente sulla terra, sia umano che animale. Si sapeva che il respiro del mostro Stoorworm era cosi velenoso che consumava qualsiasi cosa nelle vicinanze, come un fuoco ardente. Se gli andava la creatura spaventosa poteva, alzando la testa e esalando il suo respiro nocivo, far diventare la terra rigogliosa una regione desolata. Come potrai immaginare, erano tutti paralizzati dal terrore quando udirono queste notizie. Il re annuncio’ l’inizio di un incontro solenne con tutti i suoi consiglieri, e chiese loro se avessero potuto concepire un modo per tenere lontano il pericolo. E per tre giorni interi sedettero in consiglio questi seri e barbuti uomini. Molte furono le supposizioni fatte, e molte ancora le parole di buon senso dette. Ma, ahime’! Nessuno era cosi saggio da trovare un modo in cui il mostro Stoorworm potesse essere allontanato dalle loro spiagge. Alla fine del terzo giorno, quando ciascun consigliere aveva perso la speranza di trovare un rimedio, la porta della camera del consiglio si apri’ e apparve la regina. Dovete sapere che quest’ultima era la seconda moglie del re, e non piaceva molto all’interno del regno, in quanto era un’orgogliosa, insolente donna che non si comportava bene con la figliastra, la principessa Gemdelovely, e che preferiva trascorrere il suo tempo in compagnia del grande e temuto stregone piuttosto che con suo marito, il re. I consiglieri, mantenendo ilc ontrollo ma guardandola con uno sguardo di disapprovazione in quanto intervenne durante il loro incontro e senza mezzi termini li apostrofo’ in codesto modo: "Voi pensate di essere uomini coraggiosi e forti e di essere adatti a fare da protettori el popolo. E potrebbe anche essere, quando siete chiamati a combattere mortali. Ma ora non c’e’ gara con il nemico che minaccia la nostra terra. Davanti a lui le vostre armi sono come cannucce. Cosi non e’ con la forza delle braccia, ma attraverso la stregoneria che questi sara’ vinto. Ascoltate le mie parole e chiedete consiglio al grande stregone, a cui niente e’ nascosto, ma che conosce tutti i misteri della terra, dell’aria e del mare.”Al re e ai suoi consiglieri non piacque il consiglio della regina perche’ odiavano lo stregone, ma erano alla fine del loro buon senso, e non sapevano a chi altro chiedere aiuto. Cosi, non avendo altra scelta che fare quanto detto dalla regina, mandarono a chiamare il mago.
(continua)

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