LUMACHE E GIRAFFE


Ecco a voi, amici italiani, la favola che scrissi ormai otto anni fa durante la mia esperienza Evs in Romania! Lasciate un commento, positivo o negativo!


Era un mattino, di quelli di fine estate, quando la gente della città si appresta a tornare al lavoro, sia che sia andata da qualche parte sia che sia rimasta in casa. Le scuole per i bambini e i ragazzi non erano ancora iniziate ed essi si godevano gli ultimi momenti di libertà, in barba agli adulti che li guardavano con sguardo critico, e forse un po’ invidioso per la loro spensieratezza. Ecco, vicino alla fermata dell’autobus, un bimbo con la faccia paffuta e i riccioli biondi che cascavano sugli occhi, intento a saltellare sul marciapiede. Aveva in mano una serie di bastoni e li accumulava in un punto della strada, disegnando poi con uno solo delle figure nell’aria. Ecco, qui c’è la mia capanna, ed ora vado a costruire il ponte… E’ lontano, non posso camminare… Devo prendere la macchina. Ecco, ora metto in moto… Brum, brum L’automobile sfreccia per il marciapiede, gira intorno a un albero, e all’improvviso si blocca. Il bambino si inginocchia per osservare una chiocciola ferma, un po’ spaventata, davanti a lui. Ehi, per un pelo non mi schiacciavi! Corri un po’ di meno, ragazzino! Scusa, non l’ho fatto apposta. Eh, dicono tutti così. La mia casetta! Se vuoi ho la casa qui vicino… Farò attenzione a non farti male. Il bambino raccolse la chiocciola da terra e, con molta attenzione, si diresse verso la capanna che aveva costruito poco prima. Lasciò la macchina in mezzo alla strada, ma tanto era un’automobile fantastica (della fantasia), nessuno l’avrebbe notata. Che cos’è questa cosa che hai sulla schiena? La mia casa. E te la porti sempre dietro? Certo. Sono molto legata alla mia casa. Non cambio mai strada. Ma così vedi sempre gli stessi posti, le stesse persone. E allora? Il mondo è più grande. E più colorato. Ma è anche pericoloso. Se tu non ti fossi accorto di me in tempo, a quest’ora sarei schiacciata a terra. A proposito, perché ti sei fermato? Mi hai incuriosito. Non avevo mai visto una chiocciola prima d’ora. E quindi? Non hai paura di ciò che non conosci? Perché dovrei? Perché potrei essere pericolosa. Potrei avere dei parassiti… Li hai? No… Ecco, mi piace parlare con te. E non penso di essere in pericolo, adesso. Non dovresti andare a casa, a pranzo? No, è ancora presto. Ma il sole è quasi al centro del cielo. Sì, ma non ho fame. Ma devi mangiare sempre alla stessa ora. E’ la regola. Perché? Perché gli umani fanno così. Non tutti. Gli adulti sì. Ma gli adulti non hanno avuto il piacere di incontrare una chiocciola bella come te. Ed ora io sto parlando con te. Ma è una perdita di tempo. Per me no. Non guadagni niente parlando con me. Non ho bisogno di soldi. Voglio conoscerti. Perché? Perché ti ho incontrato. Voglio sapere come sei fatta. Che cosa ti piace. Sono vegetariana. Ho un po’ di insalata in quell’angolino. Ti va? Grazie. Il bambino andò all’altro lato della capanna e prese alcuni fili d’erba. Alla finestra della capanna si staglia una cosa lunga, lunga, gialla con delle chiazze marroni. Ma che cos’è? Si chiedono il bimbo e la chiocciola, uscendo in giardino. Si trovano di fronte un animale a quattro zampe, alto, con il collo, lungo, lungo, lungo e una faccia simpatica, con grandi denti bianchi. Hey, chi sei tu? Chiede il bimbo. Ma come, non lo sai? Sono una giraffa. Penso di essermi persa. Stavo andando in giro a cercare foglie più verdi e saporite di quelle che stavano nel mio giardino e mi sono ritrovata qui. Io ho raccolto un po’ di foglie stamattina. Se vuoi te le posso offrire. Come mai hai raccolto delle foglie? Si informò la chiocciola. Così, per gioco. La mamma mi ha lasciato da solo e io ho cominciato a raccogliere solo le più verdi. Oh, sono le mie favorite. Me ne offriresti un po’? Certamente. Ma come, la fai entrare in casa dopo averla appena conosciuta? So che è una giraffa e che ha fame e io ho raccolto delle foglie che non mangio ma lei sì. Mi basta. Ma così non si comportano le persone responsabili, gli adulti. E infatti gli adulti sono sempre tristi, senza sorridere mai. Pensano sempre e solo ai soldi. Non conoscono nessuno, eppure sanno tutto, solo perché sono i grandi. Ma non conoscono te, chiocciola, o la giraffa. Quella sera il bambino giocò con la Chiocciola e la Giraffa, nella sua capanna, vicino alla fermata dell’autobus. Dalla Chiocciola imparò a trattare bene le sue cose, dalla Giraffa a essere curiosa delle cose che non conosce, cogliendo sempre il buono da tutti i posti, le persone e le situazioni. I tre compagni passarono la serata e la nottata a giocare a carte, cantare e ballare danze delle loro rispettive famiglie. Poi si sedettero e si raccontarono vicendevolmente le storie della buonanotte che i loro nonni raccontarono loro prima di dormire. Bimbo, Giraffa e Chiocciola si addormentarono uno sull’altro sul marciapiede, davanti alla fermata dell’autobus. La mattina dopo… Giraffa, Chiocciola e Bimbo continuarono a essere amici e giocare insieme? 1* finale: I primi passeggeri che arrivarono alla fermata per prendere l’autobus per andare a lavoro, quando si accorsero del bimbo steso per terra, fecero cappella attorno a lui per accertarsi se fosse vivo o morto. Le storie su chi fosse quel bambino crebbero in modo esponenziale e si diffusero alla velocità della luce. Quando Bimbo aprì gli occhi, ci mise un po’ di tempo per rendersi conto di essere stato trasportato in un altro posto. Ora era steso su un letto dalle lenzuola bianche e pulite, ma non era la sua cameretta: c’erano altri letti vicino al suo, altri giocattoli e soprattutto non vide più i suoi due amici, Chiocciola e Giraffa. Quando entrò una donna, dagli occhi buoni ma severi, con dei vestiti puliti che gli fece indossare, a nulla valsero le sue domande su dove fossero i suoi due amici. Tutti credevano fossero fantasie infantili del bambino e non ci diedero retta. Chiocciola e Giraffa, però, erano realmente esistiti! Alle prime luci dell’alba, Giraffa svegliò Chiocciola: egli conosceva bene tante società e culture, compresa quella degli umani. Chiocciola ne aveva semplicemente paura e decise di scappare, lasciando Bimbo addormentato. Giraffa avrebbe voluto portarlo con sé, ma Chiocciola lo convinse che prima o poi l’avrebbero trovato e lui sarebbe finito in uno zoo o peggio, mentre Bimbo lo avrebbero portato in una casa e lo avrebbero accudito. Entrambi sapevano, però, che difficilmente gli umani lo avrebbero riportato dalla mamma, perché lo aveva lasciato libero di giocare con loro due… La saggezza di Chiocciola ebbe la meglio e così i due fuggirono, insieme, verso un posto in cui poter vivere in tranquillità e con gioia, senza dimenticare mai quella serata speciale. 2° finale: Giraffa si svegliò di buon mattino. Era già stata troppo tempo ferma in un posto, aveva voglia di andare a conoscere altri posti, altre persone. Si fermò a guardare Chiocciola e Bimbo addormentati. Per un attimo, gli venne voglia di fermarsi con loro, ma poi si ricordò di quando era un cucciolo: Bimbo aveva bisogno di tornare a casa, dalla sua mamma. Chiocciola si svegliò e lo vide che si caricava Bimbo sul dorso. Lo assecondò nella sua folle impresa di portare Bimbo a casa della mamma, malgrado i rischi che entrambi avrebbero corso. La mamma di Bimbo fu felicissima di abbracciare di nuovo il suo piccolo, non aveva dormito tutta la notte per la preoccupazione. Diede da mangiare a Giraffa e Chiocciola e poi, insieme al Papà di Bimbo, chiamarono un circo conosciuto in città per prendere Giraffa: loro non avrebbero potuto tenerlo in casa. Bimbo pianse a lungo, ma poi la madre e Chiocciola lo convinsero che era la situazione migliore per Giraffa, il circo gli avrebbe dato da mangiare e da bere tutti i giorni e quando sarebbe ritornato in città lui avrebbe potuto rivederlo tutte le volte che voleva. Ma Bimbo non era d’accordo perché Giraffa gli aveva detto che voleva essere libero. Chiocciola non capì questo desiderio di libertà di Giraffa, ma Bimbo sì. Una notte, perciò, Bimbo si alzò dal letto e uscì di casa. Raggiunse il circo che era stazionato dietro casa e raggiunse la gabbia di Giraffa. A malincuore, i due amici si salutarono: entrambi sapevano che probabilmente non si sarebbero mai più rivisti, ma dovevano essere felici per essersi incontrati ed aver condiviso dei momenti felici e spensierati. Bimbo lo sapeva, malgrado la sua giovane età: non si sarebbe mai dimenticato di Giraffa. E per Giraffa, ora libera di continuare il suo viaggio intorno al mondo, era lo stesso. Malgrado le differenze fisiche, linguistiche e biologiche, c’era un cuore che batteva nello stesso modo, ed era questo che li avrebbe tenuti per sempre uniti. 3° finale: La mamma di Bimbo lo svegliò bruscamente: lo aveva cercato tutta la sera, dopo essersi accorta che si era allontanato dal giardino di casa. Era molto spaventata, ma quando, finalmente, lo trovò, abbracciato al collo di una giraffa di pezza e con una mano su una lumaca, per terra, non poté fare a meno di tirare un sospiro di sollievo. Era arrabbiata, ma in fondo era serena. Bimbo le diede un bacio sulla guancia e le chiese se poteva portare a casa i suoi due nuovi amici. La mamma, pur di tornare a casa con il tesoro più importante della sua vita, accettò. La mattina dopo Bimbo raccontò la sua storia alla mamma. La donna ascoltò attentamente, senza giudicare o mostrare impazienza per il racconto del piccolo. Ne parlò la sera con il marito e con due amici, attori e scrittori, che decisero di raccontare la storia di Bimbo, Giraffa e Chiocciola nel loro spettacolo. Le storie raccontate da Giraffa e Chiocciola furono messe in poesia da un poeta della compagnia, e in breve tempo divennero molto famose e fecero il giro del mondo. Le persone smisero di pensare secondo stereotipi e seguendo pregiudizi, ma ascoltarono di più le persone che incontravano nel loro cammino, quotidianamente, perché ogni incontro è un arricchimento. In breve tempo, nella città di Bimbo si verificò un fenomeno nuovo, mai avvenuto prima: ognuno sapeva una poesia riguardante i viaggi di Giraffa o la famiglia di Chiocciola, e furono scritte sui muri di tutta la città, con l’ausilio di tanti colori e forme diverse. Nelle piazze ogni sera fu rappresentata una storia diversa, e le persone che non potevano andare in piazza le ascoltavano dalla televisione e dalla radio. Bimbo crebbe e divenne un uomo adulto, ma mai si dimenticò del fantastico incontro fatto quando era un bambino, che raccontò a un altro bambino, e poi un altro, e un altro… Ma questa è un’altra storia. Alessia Bruni
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