L'eredita' femminile in giro per il mondo

Una breve introduzione della rappresentante dei musei di Glasgow ha aperto il lprimo laboratorio del progetto di volontariato sull'eredita'. In primis abbiamo scoperto che ci sono due tipologie diverse di eredita':

  • TANGIBILE

  • INTANGIBILE

Molto spesso il primo gruppo puo' includere il secondo (per esempio, un semplice pezzo di stoffa utilizzato per legarsi al corpo un infante puo' far venire alla memoria una melodia...)

La prima cosa che abbiamo condiviso e' stato il modo di chiamare le donne, e le madri, nelle rispettive lingue natie.

URAT, Pakistan; IA, Nigeria; NNE Igbo; FEMME, FRANCIA; MUJER, SPAGNA; FEMINA, Sardegna; DONNA, ITALIA.

Gli oggetti che abbiamo condiviso sono stati: una borsa per l'asilo diventata in seguito contenitore per i numeri della tombola, una coperta, un portachiavi, un anello di fidanzamento, un peluche, una fotocamera, un pezzo di stoffa per legarsi al proprio corpo un bambino,...

Un oggetto di cui ignoravo l'esistenza catturo' la mia attenzione: era il modellino di un TANGA, proveniente dal Pakistan. Il tanga era una carrozza leggera trainata da un cavallo usato per il trasporto nel subcontinente indiano.

Le donne che avevano regalato questi oggeti erano madri, nonne, figlie, amiche o cugine. E' stato interessante notare le connessioni tra gli oggetti e i ricordi che ci portiamo dietro e che abbiamo condiviso. Alcuni di questi oggetti sono serviti a trasmettere un'abilita' manuale come fare l'uncinetto, altri una competenza culturale religiosa: le donne musulmane imparavano cosi le ragioni e i modi per digiunare durante il Ramadan.

Per evidenziare la posizione femminile di un posto che non conosciamo sarebbe utile leggere romanzi scritti da donne del luogo. Ecco per voi una carrellata molto breve:

RAFIA ZAKARIA, per il Pakistan; CHIMAMANDA NGOZI ADICHI per la Nigeria; GRAZIA DELEDDA, per l'Italia; SIMONE DE BEAUVOIR per la Francia. Proprio quest'ultima puo' essere una delle scrittrici apripista del secondo laboratorio inerente la storia delle proteste femminili.

The women who gave us these objects were mothers, grandmothers, daughters, sister-in-law, or friends. It was interesting the connections between these objects and the memories we were able to tell each others: a melody, a story, the description of a feeling. It was also interesting noticed that some of these objects are related with a manual skill. Many grandmothers were able to knit or make embroidery, and some of them transmitted this skill at their daughters and so on. The women heritage was also related with culture: some Muslim women learned the reasons and how to do religious fasting from their mothers and female ancestors.

To highlight the female position in a foreign place, it would be interesting keep an eye on literature from the countries we belong to.

A Pakistan writer, Rafia Zakaria, wrote “The upstairs wife: an intimate History.

A Nigerian Igbo writer is Chimamanda Ngoi Adichie, who recently wrote Americanah.

For the Italy, we can remember a Sardinian writer, Grazia Deledda, whilst for the France, everybody should read Simone De Beauvoir, Tous les hommes sont mortels.

Simone de Beauvoir was a model for the Feminist movements and I think we must know her in order to be ready for the next workshop about women’s protest history.

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