NIKITA IL CONCIATORE





Il popolo russo viveva nella città di Kiev. Costruivano case, sistemavano i loro giardini, lavoravano la terra e cantavano canzoni. All'improvviso da terre sconosciute arrivò a Kiev il drago Gorynych. Il suo corpo era verde, i suoi occhi rossi, le sue ali erano di ferro, i suoi artigli di bronzo. Dieci teste e dieci tronchi erano attaccati a colli di serpente. Il drago ruggiva e sibilava con tale potenza che le foglie volavano dagli alberi. "Brucerò questa città di Kiev, ucciderò tutto il popolo, scaverò tutta la terra. Se volete rimanere in vita, allora ogni mese datemi una bella fanciulla - un pasto per me, la salvezza per voi!"



Cosa potrebbero fare? Come si può combattere contro un tale mostro? Il popolo gemeva e piangeva, ma non c'era altro da fare che dare al drago Gorynych una fanciulla al mese. Portarono la bella ragazza in cima ad un'alta collina e la legarono ad una quercia con delle catene. Gorynych strappò la quercia secolare dalle radici, la portò via nella sua tana, spezzò le catene e divorò la fanciulla. In poco tempo aveva divorato tutte le fanciulle della città. Rimase solo la figlia dello zar. Venne il momento in cui anche lei dovette andare a farsi mangiare dal drago. Lo zar pianse, la zarina urlò dal dispiacere. La città fu tappezzata di bandiere nere e tutto il paese gemette. Portarono la principessa sull'alta collina e la legarono ad una quercia con catene d'oro. Rimase lì, più morta che viva. La sua treccia marrone chiaro si era allentata e le pendeva fino alle ginocchia. Poi Gorynych venne giù volando. Vide la sua incomparabile bellezza e dimenticò di mangiarla. Le strappò le catene, la fece sedere su un'ala e la portò nella sua tana. "Tu resterai qui", le disse, "e terrai la casa per me" Lei trovò l'idea persino peggiore della morte. Passò un giorno, e ne spuntò un altro. Il drago doveva andare fuori e così sigillò la principessa all'interno della grotta con querce secolari, in modo che non potesse scappare. Intrecciò i rami e attorcigliò insieme i tronchi in modo che nessun uomo potesse passare, e nemmeno una bestia.

Nella sua stanza a palazzo la principessa aveva tenuto una colomba dalle ali grigie e dal petto blu. Ora volava per i boschi e i campi, alla costante ricerca della sua padrona perduta. Passò davanti alla tana del drago proprio mentre la principessa stava cantando una canzone triste. Sentendo la sua voce, la colomba volò verso la grotta, trovò un piccolo spazio tra i rami verdi e si infilò nella tana del drago. Aveva un po' stropicciato l'ala, ma raggiunse la principessa. Come era contenta di vederlo! Lei parlò incessantemente. Chiese di tutto - come stavano sua madre e suo padre, cosa stava succedendo a Kiev, se i fiori stavano sbocciando nei prati, se il grano stava crescendo nei campi, se le allodole stavano cantando nel cielo?

Capisci, in quella grotta buia non poteva vedere né sentire nulla - la brezza non la raggiungeva: il sole non la riscaldava. La colomba le disse tutto quello che voleva sapere e all'avvicinarsi della sera volò via. Cominciò a venire ogni giorno, portando alla principessa notizie dallo zar e dalla zarina, raccontandole tutto quello che succedeva nel mondo. Poi un giorno la colomba disse: "Tuo padre, lo zar, ti chiede di cercare di scoprire dal drago se c'è qualcosa al mondo più potente di lui". La sera il drago torno’ nella sua tana gettando via le querce secolari all'entrata della grotta. I loro folti rami si spezzarono come fili, i loro tronchi si piegarono come cannucce. E la principessa gli disse: "Oh, come sei forte, Gorynych! Probabilmente non c'è niente al mondo più forte di te!". Il drago rispose: "A Kiev c'è un uomo più forte di me - Nikita il conciatore che vive nell'insediamento dei lavoratori del cuoio. Se Nikita iniziasse ad accendere la stufa, il fumo salirebbe fino alle nuvole; se Nikita scendesse al fiume Dnieper per mettere a bagno le pelli di bue, ne cuocerebbe non una, ma una dozzina in una volta sola. Un giorno, quando le pelli si erano gonfiate d'acqua, sono salito e mi sono attaccato a loro. Bene, ho pensato, ora non sarà in grado di tirare le pelli fuori dal fiume - sono diventate terribilmente pesanti. Ed invece non ci fece caso... - Nikita il conciatore è l'unica persona al mondo che temo". La principessa non rispose alle parole del drago, come se non avesse ascoltato. Il giorno dopo, quando arrivò la colomba, lei gli disse: "Mia colomba dalle ali grigie e dal petto blu, di' a mio padre, lo zar, che Nikita il conciatore che vive nell'insediamento dei lavoratori di cuoio a Kiev è più forte del drago Gorynych". Quando lo zar seppe di Nikita il conciatore, andò lui stesso all'insediamento dei lavoratori del cuoio. Nikita era occupato a impastare le pelli.

Quando vide lo zar, cominciò a tremare di paura. Gli tremavano le mani e strappò una dozzina di pelli di bue in piccoli pezzi, lasciando solo sottili strisce. Lo zar lo vide e rimase esterrefatto. Non aveva mai sentito parlare di una persona con una tale forza. "Bene, Nikita il conciatore", disse lo zar, "sei certamente forte. Solo tu puoi affrontare il drago. Libera il mondo dal drago Gorynych e salva mia figlia, la principessa Maryushka". Nikita il conciatore rimase in piedi e tremò, le sue ginocchia si indebolirono per la paura. "Ma, Maestà", disse, "sono un uomo timoroso, come posso affrontare il drago? “ Lo zar provò tutto quello che poteva pensare per convincerlo - argento, oro, le più belle perle - ma Nikita rimase riluttante come sempre. Lo zar riunì allora cinquemila bambini piccoli. Essi si inginocchiarono davanti a Nikita, piangendo, lamentandosi e versando lacrime: "Abbia pietà di noi, caro Nikita: passeranno pochi anni e anche noi verremo tutti mangiati dal drago maledetto. Abbia pietà di noi, ci salvi, Nikita!". Nikita ebbe pietà di loro e diede il suo contributo.

E così cominciò a prepararsi per la battaglia. Nikita prese trecento barili di canapa, la inzuppò nella pece e si avvolse dalla testa ai piedi. Poi si coprì con pelli di bue e andò incontro a Gorynych. Il drago sentì che Nikita stava arrivando e si rinchiuse nella sua tana. Si mise ad affilare i denti e a puntare gli artigli. Nikita gridò a gran voce: "Esci allo scoperto, mostro, e combatti onestamente, altrimenti distruggerò la tua tana e ti ucciderò dove ti nascondi! “ E detto questo cominciò a colpire le querce secolari con una tale forza che si ruppero in schegge. Il drago si affaccio’ all’ingresso della tana e afferrò Nikita tra i denti. Strappò un pezzo di pelle di bue e i suoi denti si impigliarono nella canapa impregnata di pece, ma Nikita rimase illeso. Nikita colpì il drago con una grande mazza che pesava ben dieci chilli. Ad ogni colpo la creatura sprofondava di più nel terreno. Colpì ancora finché Gorynych non rotolò a terra e lui gli piantò un piede addosso. Allora il drago cominciò a piagnucolare e implorò: "Non picchiarmi a morte, Nikita il Conciatore. Non c'è nessuno più forte di noi in tutto il mondo. Dividiamo equamente tutta la Terra tra di noi - tu regni in una metà e io vivrò i miei giorni nell'altra". "Molto bene", disse il conciatore, "ma ci deve essere una linea di confine tra noi". Nikita forgiò un aratro del peso di tre chili, vi imbrigliò il drago e cominciò ad arare un solco partendo da Kiev. Il drago tirava l'aratro, ansimando e sbuffando, mentre Nikita cavalcava sopra, spingendo con un pulsante:
"Ehi, Gorynych, tieni il solco dritto!" Così Nikita il conciatore tracciò la linea di confine da Kiev al Mar Caspio. "Bene", disse il drago, "ora io e te abbiamo diviso tutta la Terra". "Abbiamo diviso la Terra", disse Nikita. "Ora dividiamo il mare. Altrimenti dirai che sto prendendo la tua acqua, o che ci inzuppo le mie pelli".
Nikita guidò il drago nel Mar Caspio. L'aratro da trecento libbre stava trascinando Gorynych sul fondo e NIkita il conciatore lo aiutava a proseguire con i colpi della sua mazza di ferro, dicendo: "Tieni il solco dritto, drago. Ara dove l'acqua e’ più profonda". Il drago Gorynych lottò e lottò, e alla fine annegò in mezzo al mare. In seguito Nikita trascinò il suo corpo sulla riva, in modo che il mostro non rovinasse l'acqua. Accese un fuoco e bruciò il drago, spargendo le ceneri al vento. Fu un errore - avrebbe dovuto seppellire le ceneri, perché non appena il vento le catturò, si trasformarono in mosche, zanzare, moscerini e altre creature che ancora oggi disturbano la gente in estate. E se ne andarono con il loro ronzio e brusio per il mondo. Se Nikita avesse seppellito le ceneri nella terra, ci avrebbe risparmiato tutto quel disagio. Comunque, è così che Nikita il conciatore ha liberato la terra russa dal drago. Ha distrutto la tana del mostro, ha liberato la principessa e l'ha riportata da sua madre e suo padre. Lo zar e la zarina piansero di gioia. In tutta Kiev la gente si rallegrò, cantò e lodò Nikita. Portarono al conciatore argento, oro, perle finissime, vestiti costosi e cose buone da mangiare. Nikita non volle nulla di tutto ciò. Prese solo una crosta di pane e una cipolla e tornò all'insediamento dei lavoratori del cuoio per impastare le sue pelli di bue.



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